Bari-Foggia:Processo Protezione Civile, L’accusa chiede 6 anni per Lerario e 4 per Leccese

La Procura chiede per l’ex capo della protezione civile pugliese e per l’imprenditore foggiano Leccese sentenze dure,conosceremo il 23 marzo

Lerario ha dichiarato al pubblico ministero ieri in tribunale   “Ero solo, a fronteggiare il covid. Ero molto avevo un carico di lavoro enorme. Non mi sono reso conto della gravità di quello che ho fatto”. 

Mario Lerario, ha consegnato una lettera ai suoi legali,dove descrive il periodo passato.Il GUP di Bari, dott.Alfredo Ferraro, ha chiesto alcune cose e Lerario ha risposto con il suo memoriale del periodo passato.Ricordiamo ai lettori di Youfoggia.com che Lerario è accisato di aver ricevuto due tangenti una da  10 e l’altra da  20mila euro. Arrestati  gli imprenditori,mentre consegnavano la stecca. La Procura di Bari ha chiesto, per l’ ex dirigente della Regione, una pena di  sei anni. La sentenza è prevista per il 23 marzo.

Come scritto ieri da Youfoggia.com l’ex dirigente Lerario era in aula insieme all’imprenditore Luca Leccese,foggiano entrambi hanno scelto il rito abbreviato.A quest’ultimo la Procura ha chiesto la condanna a 4 anni, mentre per l’altro imprenditore Mottola è a giudizio con il rito ordinario. Ricordiamo ai lettori che Lerario arrestato in flagranza il 23 dicembre 2021 è ancora agli arresti domiciliari. Ieri Leraio è apparso molto provato,dimagrito. Ha dichiarato  “Sono riuscito a gestire l’emergenza covid.Ho sbaglaito mi pento ho sbaglaito,pur di risolvere i problemi  sono stato superficiale, ma alla base di quello che ho fatto non c’era nessun accordo corruttivo», è il succo della dichiarazione depositata in udienza da Lerario, che già in precedenza aveva ammesso gli sbagli. 

L’avvocato, Michele Laforgia, ha dichiarato, illustrando le varie situazioni sollevando questioni di nullità del procedimento del tipo ,il “no” alla richiesta di integrazione documentale,perché ci sarebbe una violazione al diritto della difesa, inoltre ha dichiarato che non ci sarebbe correlazione tra le tangenti e gli affidamenti contestati, chiedendo dunque la riqualificazione dell’accusa nella più lieve corruzione impropria.

L’accusa invece ha detto, procuratore aggiunto Alessio Coccioli, e il  procuratore Roberto Rossi:

“Dalle indagini emerge una storia completamente opposta rispetto a quanto ha scritto e dichiarato il Procuratore Rossi . Lerario non sembrava affatto stressato, anzi era molto attento alle intercettazioni. E in ogni caso le sue giustificazioni non valgono ad escludere il comportamento illecito che è stato tenuto”. Pertanto l’accusa ritiene che a fronte delle due tangenti , diMottola di E 20.000mila , e 10.000mila consegnata da Leccese e che gli è costata l’arresto in flagranza.L’accusa ha dichiarato che l’ex dirigente  avrebbe truccato cinque appalti per 2,8 milioni a favore di Leccese,e altrettanti per 2,5 milioni a favore di Mottola, affidando loro lavori che non avrebbero potuto avereperche non avevano i requisiti.Emiliano ha dato mandato ai propri uffici Regionali di presentarsi parte civile e offesa. Tanto è vero che l’avvocato Rita Biancofiore, ha chiesto dai tre imprenditori un risarcimento complessivo da 7,5 milioni di euro in cui è incluso anche il danno di immagine: ieri ha chiesto una provvisionale da un milione. A Lerario la Procura di Bari contesta anche una ulteriore mazzetta da 35mila euro, per la quale due settimane fa sono finiti ai domiciliari l’ex funzionario regionale Antonio Mercurio e l’imprenditore Antonio Illuzzi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: