Il Dott.G.Mainiero spiega alcuni punti di vista sulla proroga del servizio verde pubblico ”Foggia più Verde” effettuata dalla commissione prefettizia

La Commissione prefettizia che guida il Comune di Foggia ha recentemente fatto sapere alla città di aver provveduto   a  prorogare   il   contratto   per   la   manutenzione  del   verde   pubblico  con   la  società   “Foggia   più Verde”,   ritenendo   valide   le   spiegazioni   dell’azienda.   In   buona   sostanza   a   “Foggia   più   Verde“,   essendo un’impresa agricola, non è richiesta l’iscrizione nella “white list” della Prefettura

Una   precisazione   che   si   sarebbe   resa   necessaria   in   ragione   della   presenza   della   società   nella   copiosa documentazione inerente lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Foggia.

Fragassi, il titolare della cooperativa agricola, avrebbe infatti spiegato diffusamente che l’elenco delle 70 persone da assumere, dipendenti delle imprese precedenti alle quali era affidato il servizo, è stato oggetto di estenuanti trattative con i sindacati che avrebbero portato alla selezione di una platea di soli 40 assunti.

Francamente   faccio   fatica   a   ricordare   queste   estenuanti   trattative   con   le   organizzazioni   sindacali.

Probabilmente si confonde la rappresentanza consiliare con quella sindacale.

Quella   “lista”   con   i   nomi   dei   dipendenti   del   verde   correva   tra   i   corridoi   del   Comune   e   la   sede   delle Commissioni   Consiliari   dove   accanto   alla   trattativa   sindacale   scalpitava   quella   di   carattere   politico.

Naturalmente   sul  punto  mi  aspetto  di ricevere   l’ennesima  querela,   pronto a  dimostrare   in ogni  sede  la veridicità di quanto sto affermando. Tanto più perché lo stesso identico iter avvenne nel caso del servizio di bidellaggio negli asili tra il 2015 e 2017, dove però – stranamente – il numero personale lievitò anziché diminuire, attraverso la decurtazione dello stipendio – e delle ore di servizio – del personale preesistente. In pratica   dove   lavoravano   una   cinquantina   di   unità   i   soggetti   impiegati   divennero   magicamente   una settantina o giù di lì.

Le vicende relative a quelle “gare” – manutenzione del​ verde pubblico e  del bidellaggio”   – ebbero dunque una   marcata   impronta   politica.   Per   tempo   evidenziai   i   profili   di   illegittimità   che   tra   l’altro   portarono   a mancato rispetto della “clausola sociale”, lasciando a casa trenta lavoratori nel caso del verde pubblico, e producendo stipendi da fame per i soggetti impiegati nel servizio di “bidellaggio”. Un capolavoro – uno dei tanti – dell’Amministrazione Landella e della sua famelica maggioranza.

La nota della Commissione, però, evidenzia purtroppo il permanere di una certa propensione a “giocare a nascondino”. Ci si trincera così dietro un “formalismo di facciata”, una pratica che pensavo – o meglio mi illudevo   –   fosse   stata   consegnata   definitivamente   al   passato   con   i   titoli   coda   arrivati   finalmente sull’Amministrazione comunale di Franco Landella.

Invece,   purtroppo,   deve   esserci   ancora   qualche   residuo   di   questa   pessima   abitudine,   che   si   manifesta peraltro in ambiti importantissimi e delicatissimi, primo tra tutti quello della legalità e della trasparenza.

Non intendo entrare  nel merito delle   interdittive   antimafia  firmate  dal Prefetto,  ma   credo  sia   doveroso prima o poi chiarire alcune dinamiche e tempistiche che hanno privato alcuni soggetti di quelle “particolari cautele” assicurate invece ad altri.

Le clausole sociali, infatti, o scagionano tutti o non scagionano alcuno.

Proprio per questo non posso non rivolgermi direttamente alla Commissione Straordinaria, ed in particolare al Prefetto Marilisa Magno.

​Finora, a leggere gli atti ed i provvedimenti adottati, ci si è limitati a togliere un po’ di polvere dai mobili.

Nulla   di   serio   rispetto   a   quanto   sarebbe   necessario   per   “bonificare”   efficacemente   la   macchina amministrativa. Perché questo dovrebbe essere  il compito assegnato alla Commissione Straordinaria  dal Ministero dell’Interno.

Ritornando al caso della società “Foggia più Verde”, che è bene chiarire non essere mai stata raggiunta da un’interdittiva antimafia, come si diceva sono stati concessi sei mesi di proroga nel rapporto con il Comune.

Una proroga che costa, numeri alla mano, oltre 800 mila euro.

Come ho già detto,sul punto le spiegazioni della Commissioni a me paiono disarmanti nella loro superficialità.​

Il dubbio circa la legittimità che una società operante nel comparto agricolo – con personale inquadrato nel comparto agricolo – possa legittimamente impiegare  quel personale per un contratto nel comparto dei servizi di un ente locale non ha nemmeno sfiorato la loro mente?

Se è vero che si tratta di un’azienda agricola, pertanto non tenuta all’iscrizione nella cosiddetta “White list” della  Prefettura, è  altrettanto vero che, com’è  appena  evidente,  il territorio  della  città  non è  un campo agricolo. Pertanto l’attività svolta dalla società rientra nell’ambito di un contratto pubblico di servizio, al quale il Comune (dunque i cittadini   foggiani) corrisponde il pagamento di un costo orario ricadente all’interno del comparto “servizi” e non del “comportato agricolo”. 

Una differenza sostanziale, non un piccolo ed irrilevante dettaglio. Per dirla in maniera semplice: il Comune non paga un corrispettivo orario per operai agricoli, ma per operai del comparto servizi. Il fatto poi che la società  “Foggia  più Verde” utilizzi  i trattori per la manutenzione  del verde  pubblico non fa  di Foggia un campo agricolo, e soprattutto degli operai del comparto servizi degli operai agricoli.

Una differenza che come dicevo è sostanziale perché il “costo contributivo” sostenuto dalla società per gli operai agricoli per curare con i trattori le nostre aiuole ed il nostro verde pubblico è radicalmente diverso.

Non c’è possibilità di confusione o interpretazione. La materia non è per nulla controversa: se si opera sulle aiuole cittadine e non nei campi agricoli si impiegano operai afferenti al comparto, versando i contributi – dovuti – nel comparto “servizi” e non usufruendo di quelle “specifiche tutele” del comparto agricolo.

Il diverso costo contributivo, ovvero la differenza tra ciò che paga il Comune e quello che sostiene l’azienda agricola – se fosse vero che gli operai sono inquadrati nel comparto agricolo – corrisponderebbe ad una palese   violazione   contrattuale,   che   dovrebbe   porre   serissimi   dubbi   anche   sull’aggiudicazione   originaria.

Ovvero attraverso quale offerta tecnica ed economica Foggia più verde si è vista aggiudicare quell’appalto?

Impegnando personale agricolo? E quale costo economico e contributivo è stato indicato nell’offerta?

Sono tutti interrogativi rispetto ai quali la Commissione dovrebbe almeno cercare di vederci chiaro?

Se ciò che sostengo risultasse vero, sarebbe ampiamente sufficiente per disporre una revoca contrattuale senza neppure entrare nel merito del servizio svolto.

Inoltre – circostanza che rende la questione ancora più paradossale – ricordo all’ex Prefetto Magno come la stessa società sia impegnata anche nella realizzazione del Parco Urbano “Campi Diomedei”, progetto nel quale   sono   stati   impegnati   oltre   8   milioni   di   euro   per   veder   realizzati   percorsi   pedonali   con   materiale assolutamente scadente, basti vedere  i mattoncini di colore diverso tralasciando la qualità  della posa  in opera che è sotto gli occhi di tutti. Interventi in cui l’impiego di calcinacci è evidente, dove non c’è traccia delle  opere  di  recupero  delle   acque   piovane  (mentre  sono ben visibili  i  pozzi)  e  l’illuminazione  solare   è sostituita da una rete elettrica assolutamente evidente.

Per avere contezza di quanto il realizzato diverga dal progetto originario che si aggiudicò il “concorso di idee”, basterebbe leggere la proposta progettuale o guardare  il video presentato “in pompa magna”. In questi atti è evidenziato limpidamente come l’aggiudicazione trovava forza nelle innovazioni progettuali  e di materiali  ad impatto zero, oggi invece sostituite da mattoncini (che si fa difficoltà a definire tali) e da una vera e propria opera di cementificazione.

Anche per questo affidamento valgono le stesse considerazioni già esposte. Alle quali si aggiunge un’altra circostanza assolutamente rilevante: quello che dovrebbero essere operai agricoli starebbero lavorando su un sito in cui ricade anche un’area preziosissima dal punto di vista archeologico. Gli operai agricoli, dunque, si sarebbero sostituiti agli archeologi negli scavi. Situazione questa ampiamente documentata dal soggetto aggiudicatario circa la sorveglianza archeologica. Una situazione esilarante e gravissima allo stesso tempo.

Invito quindi la Commissione Straordinaria a fare un po’ attenzione nella sua attività gestionaleRicordando a tutti i tre Commissari l’obbligo di operare all’interno del perimetro del mandato che le è stato affidato dal Ministero dell’Interno, che sarebbe quello di “bonificare” un Ente – che ad avviso del Viminale – è infiltrato dalle organizzazioni mafiose. Ad oggi si fa – ancora _ difficoltà a scorgere questa attività di bonifica in tutti quei   settori   delicati,   che   oggi   operano   in   assoluta   continuità,   basti   guardare   alcune   delicate   attività “annonarie”,   quelle   dei   “servizi   sociali”   e   dell’emergenza   abitativa.   Ambiti   sui   quali   bisogna   iniziare   ad operare anche in ragione di una recente ripresa dell’abusivismo commerciale ed edilizio.

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