BALNEARI: L’INCOMPETENZA DEL VICE PRESIDENTE DELLA REGIONE PUGLIA SULLE CONCESSIONI DEMANIALI MARITTIME
Youfoggia.com incontra l’avv.De Michele in merito alla questione delle concessioni balneari.
Avv. Vincenzo De Michele, ha letto le dichiarazioni del Vice Presidente della Regione Puglia riportate sull’edizione di ieri dell’Attacco in merito alle concessioni demaniali marittime? È vero che le gare pubbliche dovranno farsi?
Ho letto le dichiarazioni del collega Piemontese sulla questione, ma immagino che si sia espresso in termini politici, come è giusto che sia, non in termini giuridici perché le affermazioni fatte sono frutto soltanto del processo mediatico allestito contro la categoria e finalizzato a distruggere il nostro patrimonio imprenditoriale di piccole aziende di concessionari con la scusa della libertà di concorrenza, che invece, per gli utenti cioè per chi utilizza i servizi assicurati dalle CDM, è assicurata sui prezzi proprio dalle presenze di decine di stabilimenti che insistono sullo stesso territorio comunale costiero.
Peraltro le Regioni non hanno nessuna competenza legislativa in materia e neanche amministrativa, riservata ai Comuni come enti concessori delegati dallo Stato.
Le Regioni non intervengono a regolamentare la materia delle concessioni demaniali marittime?
Assolutamente no. La materia è regolamentata dal codice della navigazione e dalla direttiva 2014/23 sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, come ha precisato la Corte di giustizia nella sentenza OL del 16.3.2023, che mi pare sia stata ignorata nelle riflessioni del Vice Presidente della Regione Puglia.
Tuttavia, la stessa direttiva 2014/23, che non è la Bolkestein che non si occupa di concessioni pubbliche, prevede al 15 considerando che le concessioni demaniali marittime dovrebbero essere escluse (anche) dalla stessa direttiva sull’aggiudicazione dei contratti di concessione.
Le direttive di armonizzazione non sono di diretta applicazione, devono essere recepite dagli ordinamenti nazionali con norme (solo quelle) applicabili ai cittadini.
E il legislatore nazionale che cosa ha fatto?
Con il codice degli appalti, cioè con il d.lgs. 50/2016 ha recepito tre direttive europee 2014/23, 2014/24 e 2014/25, tra cui appunto vi è anche quella sull’aggiudicazione dei contratti di concessione.
Sono regolamentate le CDM dal codice degli appalti? Assolutamente no, il legislatore nazionale ha seguito le indicazioni del legislatore europeo e ha escluso le CDM dalle gare perché non rientrano nel perimetro della libertà di concorrenza. Quindi la competenza a regolamentare il settore è solo dello Stato, lo ha ribadito la Corte costituzionale sempre.
Alle Regioni era stato affidato il compito di raccordo dei dati in sede di conferenza Stato/Regioni per la famosa mappatura delle CDM, ma i dati forniti dal documento prodotto a marzo 2020 sono largamente insufficienti, soprattutto quelli forniti dalla Regione Puglia.
Mi scusi avvocato, ma anche l’Onorevole Zucconi di FdI sostiene che la soluzione del Governo potrebbe essere che siano soggette a gara soltanto le concessioni balneari iniziate dal 2010, dopo il recepimento della direttiva Bolkestein.
Il ragionamento dell’On/le Zucconi è più articolato e giustamente attendista, visti gli attacchi mediatici e istituzionali alla soluzione del Parlamento e del Governo nella legge di conversione del milleproroghe, con la proroga a tempo indeterminato delle CDM grazie al blocco delle gare e allo spirare infruttuoso del termine per l’emanazione dei decreti legislativi che avrebbero dovuto riordinare la materia, prima di procedere alle gare.
Il legislatore nazionale che ha riformato e bloccato la legge della concorrenza del Governo Draghi ha ricevuto un fuoco di fila incredibile dal Presidente della Repubblica, dal Consiglio di Stato, dalla Commissione europea, dai giornali nazionali, da chi addirittura pretendeva di conoscere il contenuto negativo della sentenza AGCOM che la Corte di giustizia depositerà il 20.4.2023 per rispondere ai quesiti pregiudiziali del TAR Lecce contro l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato.
Viceversa la sentenza Promoimpresa della Corte di giustizia, che è del luglio 2016 e quindi è coeva al codice degli appalti, afferma ai punti 47 e 48 che le CDM sono concessioni di beni e non di servizi, che non entrano nella direttiva servizi Bolkestein ma non entrano neanche, per espressa previsione della stessa direttiva 2014/23, nella direttiva sull’aggiudicazione dei contratti di concessione. La sentenza OL del 16.3.2023 della Corte Ue oggi riprende la sentenza Promoimpresa e ne chiarisce il contenuto interpretativo, che non è precettivo ma consente di escludere un obbligo europeo di gare.
Dalle parole dell’On/le Zucconi questa situazione trapela, quando afferma che in origine le CDM non dovevano rientrare nella Bolkestein, tanto è vero che l’autorevole parlamentare di FdI, firmatario insieme alla Presidente Meloni anche del ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato contro le sentenze dell’Adunanza plenaria del CdS, richiama la identica posizione assunta sul punto da Legaambiente.
E‘ chiaro che il Governo, nell’interlocuzione più serena con la Commissione Ue (dopo la sentenza Ol della Corte europea sulle concessioni in materia di scommesse), attende la sentenza del 20.4.2023 della Corte di Lussemburgo.
Quindi, allo stato, niente gare, come si ricava dal nuovo dato legislativo che ha ripristinato il codice della navigazione come unica fonte di regolazione della materia e ha stabilito con un raffinato maquillage normativo una durata a tempo indeterminato delle CDM, in fiduciosa attesa che la sentenza AGCOM del 20.4.2023 confermerà la sentenza OL del 16.3.2023, che ha confermato la corretta interpretazione della sentenza Promoimpresa.
Tuttavia, non sarebbe neanche giusto, secondo Piemontese, che le concessioni balneari durino tutta una vita pagando prezzi irrisori, per cui le gare sarebbero necessarie.
Anche qui la disinformazione e il processo mediatico criminale sul settore hanno condizionato le affermazioni del collega politico, come purtroppo hanno condizionato l’opinione pubblica e giuristi di chiarissima fama.
E’ falso che i canoni pagati dalle CDM siano irrisori, come sostengono senza motivare e senza indicare specifici casi.
Meno di 500 euro come scrive Stella sul Corriere della sera per una ignota concessione sulla Costa Smeralda, 97 centesimi come scrive Edicola del Sud per una ignota CDM a Manfredonia sono affermazioni da mercato del pesce.
Sono false, perché come ha ben ricordato il sindacalista dei balneari che ha organizzato il convegno a Bari, il canone minimo delle CDM anche per dieci metri quadrati di demanio pubblico utilizzato e’ di 3300 euro all’anno, cui aggiungere Imu, Tari, IVA al 22%.
Lo Stato e i Comuni ricavano moltissimo dai balneari e lo Stato sul canone può tranquillamente aumentarlo, se lo ritiene insufficiente. Ma i balneari hanno pagato e pagano parecchio per l’attività che svolgono.
Le gare e la scusa della concorrenza servono solo agli appetiti di multinazionali, potentati economici, politici locali corrotti e tangentisti, che hanno brame inestinguibili a distruggere un patrimonio imprenditoriale unico al mondo, fatto di sacrifici e investimenti decennali.
Lasciamoli in pace i balneari e lasciamoli lavorare con prospettive di investire anche in un futuro non a termine.
E comunque qualche giorno di attesa fino al 20.4.2023 conviene a tutti, sia a chi come me ha reinterpretato il quadro normativo interno e giurisprudenziale europeo in modo totalmente favorevole ai balneari, sia al Governo
Meloni che spera di non aver sbagliato ad aiutare ai balneari con la proroga a tempo indeterminato sia a chi la pensa diversamente e pretende di comprendere gli esiti di una sentenza della Corte europea che non è stata ancora depositata, senza avere la possibilità di leggerla e probabilmente senza neanche possedere la competenza per comprenderla, una volta che l’avrà letta.
Vedremo se la III Sezione della Corte di giustizia presieduta dall’estone Küllike Jürimäe nella sentenza AGCOM del 20.4.2023 potrà affermare cose diverse da quelle della sentenza OL del 16.3.2023 della IX Sezione della Corte di giustizia presieduta dall’italiana Lucia Serena Rossi, pur frequentando i Giudici comunitari tutti gli stessi corridoi nella monumentale sede di Lussemburgo.